Psicologa, Psicoterapeuta

La relazione primaria che si stabilisce tra madre e bambino nei primi anni di vita di quest ultimo rappresenta il prototipo delle relazioni d’amore che l’individuo strutturerà nel corso della sua vita.
Orientarsi nel mondo dei servizi psicologico-terapeutici oppure scegliere di avvalersi della mediazione familiare implica prima di tutto essere a conoscenza delle peculiarità dei singoli interventi, nonché delle somiglianze e delle differenze che esistono tra loro.
Gli specialisti che lavorano con persone che manifestano disagio legato al cibo danno loro una serie di suggerimenti pratici finalizzati a favorire il raggiungimento di un rapporto sano ed equilibrato con il cibo.
Alla base di qualsiasi comportamento disfunzionale legato al cibo (difficoltà nel mettersi a dieta, nel proseguire la dieta intrapresa, nel mantenere i risultati raggiunti) c’è un’emozione negativa (ansia, tristezza, rabbia, noia, solitudine), a sua volta legata a pensieri e convinzioni negative.
L’esigenza di raggiungere il peso forma e di avere un fisico gradevole è una esigenza comprensibile e lecita; così come il progetto di dimagrire, che viene solitamente realizzato con la dieta alimentare e, in alcuni casi, con un regolare esercizio fisico.
Con estrema sintesi, si potrebbe definire un identikit delle persone che incontrano o che potrebbero incontrare difficoltà nel mantenere un rapporto sano ed equilibrato con l’alimentazione, evidenziando quelle che sono e che potrebbero essere le loro caratteristiche e tendenze più peculiari:
Per fame emotiva (eating emotional) si intende lo stato interiore peculiare di tutti quei soggetti che “mescolano le emozioni con l’assunzione di cibo ed usano il cibo per far fronte alle emozioni che ogni giorno incontrano“.
A chi non è capitato almeno una volta di trovare conforto nel cibo in momenti di ansia, stress, nervosismo, tristezza, solitudine o noia? E chi, invece, non ha mai sperimentato nella vita il senso di sacrificio, deprivazione o costrizione imposto dalla dieta?
Consiste nell’attivazione di uno stato emotivo negativo (ansia, agitazione, preoccupazione) nel momento in cui ci si trova a vivere o si pensa di vivere un’esperienza di intimità sessuale.
Il buon esito di un percorso terapeutico è in buona parte legato alla qualità della relazione che si instaura tra terapeuta e paziente: se il paziente si fida del terapeuta, si sente accolto e percepisce lo spazio fisico ed emotivo della seduta come un contesto sicuro dove poter esprimere anche i contenuti più delicati della propria sofferenza, le possibilità di un esito positivo sono rilevanti.
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