Principi base di psicoterapia nel trattamento di situazioni di disagio legate al cibo

Alla base di qualsiasi comportamento disfunzionale legato al cibo (difficoltà nel mettersi a dieta, nel proseguire la dieta intrapresa, nel mantenere i risultati raggiunti) c’è un’emozione negativa (ansia, tristezza, rabbia, noia, solitudine), a sua volta legata a pensieri e convinzioni negative.

Ne consegue che, individuando e modificando i pensieri negativi che generano le emozioni negative che sono alla base della difficoltà ad iniziare o perseguire una dieta, si riesce ad assumere il corretto atteggiamento mentale per approcciare e mantenere un equilibrato e sano stile alimentare.

Principi base di psicoterapia, sui quali strutturare un intervento efficace per il trattamento delle situazioni di disagio legate al cibo sono:

1) riconoscere ed identificare i pensieri negativi che possono ostacolare la dieta:

pensieri del tipo “senso di impotenza e scarsa tolleranza alla frustrazione”

A questa categoria appartengono pensieri del tipo: “Non posso tollerare quest’ansia (o questa rabbia, questa angoscia), devo mangiare qualcosa per calmarmi!”, “E’ più forte di me, quando sono stressata mi ritrovo a smangiucchiare di continuo!”, “Quando vedo i dolci non resisto!”.

Tali pensieri insorgono quando si sente la voglia di cibo (attenzione: non la sensazione di fame fisiologica, ma il desiderio urgente ed impellente di mangiare) e non si riesce a trattenere questo impulso; generano, alimentano e mantengono la convinzione di non poter gestire gli eventi emotivi, di non saperli tollerare, di doverli subire, di non avere alternative, di non avere il controllo sulle nostre reazioni e sui nostri comportamenti.

Ciò non è affatto vero: migliorando la consapevolezza di noi stessi e dei nostri stati d’animo, saremo in grado di frenare e controllare gli impulsi, agire in maniera razionale e ponderata. Riconoscere i pensieri che si attivano nella mente e le parole che rivolgiamo a noi stessi in questi momenti è essenziale per poter frenare i nostri impulsi, ritrovare l’auto-controllo e l’equilibrio, e bloccare l’agito (mangiare).

pensieri del tipo “autoinganni, alibi”

In questa tipologia rientrano pensieri come: “Oggi è un’occasione speciale, per cui posso mangiare ciò che voglio”, “Mangio questa merendina perché sta per scadere e non posso sprecare il cibo”, “Mangio perché per una volta cosa vuoi che sia!”, “Oggi è stata una giornata faticosa, quindi mi merito una fetta di dolce in più”.

Il pericolo di questi pensieri consiste nel fatto che le concessioni che ci permettiamo tramite queste scuse portano facilmente alla formulazione dei pensieri “dicotomici” (spiegati nel punto successivo), caratterizzati dalla tendenza a non cogliere le sfumature esistenti tra aspetti estremi, cosicché l’alibi per una determinata circostanza viene esteso e generalizzato.

“pensieri dicotomici, del tipo tutto o niente, bianco o nero”

A questa categoria appartengono pensieri del tipo: “Ormai ho mangiato un dolcetto fuori pasto, tanto vale che mi abbuffo”, “O seguo la dieta in modo perfetto oppure mi lascio andare totalmente”, che si potrebbero riassumere nella famosa frase “ormai ho fatto 30, faccio 31”. Si tratta di pensieri che facciamo a seguito di qualche sgarro commesso nell’abituale alimentazione e che risultano nocivi in quanto non consentono di cogliere la reale differenza che c’è (perché c’è!) tra il mangiare un biscotto ed il mangiarne un’intera confezione…uno sgarro non compromette la dieta allo stesso modo di un’abbuffata!

Il più delle volte non è semplice catturare ed identificare i pensieri negativi che ostacolano un sereno approccio alla dieta: si tratta di pensieri definiti “automatici” per evidenziare che si attivano nella nostra mente in modo veloce ed indipendentemente dalla nostra volontà, per cui non sempre riusciamo a coglierli facilmente e distintamente; si tratta di pensieri irrazionali negativi, che generano emozioni, sensazioni e stati d’animo negativi.

2) modificare i pensieri negativi che possono ostacolare la dieta:

Una volta identificati, i pensieri negativi vanno contrastati e trasformati in pensieri positivi in grado di generare emozioni, sensazioni e stati d’animo positivi rispetto ai bisogni sperimentati.

Questo da una parte farà sì che non si attiverà l’impulso a mangiare per gestire emozioni e stati d’animo negativi o che, se si attiverà, saremo in grado di bloccarlo, dall’altra favorirà la ricerca di modalità alternative al cibo per gestire tali stati negativi e raggiungere una condizione di benessere psicofisico.

In linea generale, in psicoterapia risulta sempre molto utile registrare situazioni, emozioni e pensieri che accompagnano e caratterizzano il nostro comportamento alimentare, in una sorta di diario nel quale annotare cosa è successo prima e dopo il comportamento che si desidera modificare, cosa abbiamo provato e cosa abbiamo pensato, così da poter comprendere i motivi per cui incorriamo in un determinato comportamento alimentare disfunzionale e, sulla base di questo, pianificare un percorso di trattamento del disagio psicologico che ne sta alla base.

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